Ritratti

Un ritratto dice sempre qualcosa a proposito della relazione che intercorre fra chi scatta la fotografia e chi viene rappresentato nella fotografia, se due persone vengono poi ritratte assieme diventa poi una sorta di Ménage à trois fra i soggetti e chi tiene la macchina.

In una precisa fotografia convergono così delle storie, delle emozioni e delle relazioni amicali facili da leggere per i protagonisti: perché loro stessi sono gli artefici di tutto quanto. A chi fotografa il compito di riuscire a tradurre tutto questo messaggio in modo da renderlo comprensibile a chi poi la fotografia la guarda. Più il gioco riesce più la fotografia è buona.

Sono molto diversi i ritratti delle persone che si conoscono, e con cui si ha un certo tipo di relazione, rispetto a quelli scattati alle persone che non si conoscono, e non parlo di ritratti e fotografie rubate, ma di foto in cui le persone hanno comunque la consapevolezza di finire in una fotografia. Qui entrano in gioco un intuito e una capacità che non sono cosa da tutti, questa diventa poi cosa di grandi fotografi.

I ritratti che si fanno a persone a cui vuoi bene, a chi in un modo o nell’altro fa parte della tua vita, a te che le scatti dicono però sempre qualcosa, costruiscono i ricordi,  sono come i biglietti di auguri che si conservano, come i pensieri lasciati sui diari ai tempi delle superiori, tengono dentro un tempo, un tempo ben preciso, che a volte si porta dietro tanto, perfino gli odori.

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