Costretto all’analogico, per oggi

Prepari tutto, la macchina, le ottiche, il flash, le schede, riponi tutto in borsa. Arrivi in chiesa perché si sposa un tuo amico, saluti il fotografo ufficiale della giornata che è anche conosci, apri la borsa perché vuoi fare qualche scatto allo sposo in trepidante attesa,  levetta di accensione su on e niente, grandioso, ho dimenticato a casa le tre batterie, e sempre a casa c’è anche quel fantastico adattatore che permette di inserire le stilo del battery grip della 40D. Ok non dispero , ho portato con me la ME Super, ma oggi sono costretto all’analogico! Vediamo che succede.

Mi rendo conto che una cosa è portarsi dietro la Pentax e fare una-due-tre fotografie,  un’altra è invece sapere di avere solo quella a disposizione, mi sono abituato facilmente a tutto, all’esposimetro che lavora in un certo modo, all’autofocus velocissimo, e soprattutto a poter cambiare la sensibilità iso ogni volta che ne ho bisogno, il che significa poter scattare praticamente con qualsiasi condizione di luce avendo un ottica  corta abbastanza luminosa.

Quello cui non mi sono mai abituato e al mirino troppo piccolo della mia aps-c, metti l’occhio nella reflex a rullino e di colpo vedi Tutto! Fino a pre-visualizzare completamente l’immagine che ci sarà dopo lo scatto; per qualche secondo, non hai altri mezzi a parte la tua mente. Che bella sensazione! Ok, impostiamo la priorità dei diaframmi e via, un’occhiatina al tempo di scatto,  cerchiamo di non scendere sotto il sessantesimo di secondo, in chiesa con il 50 1.7 e 400 iso, dovrebbe essere possibile, ho il flash che non vorrei  usare visto che non lo amo.  Tengo sotto controllo gli scatti, ho una decina di fotogrammi disponibili in macchina e un rullo nuovo in tasca, devono bastarmi per una giornata, il che significa potersene giocare in chiesa una quindicina al massimo, sperando di averne buoni meno di una decina se va bene! Ma sono foto solo mie quindi non c’è problema.

La giornata procede bene, compresi gli sguardi di chi, non conoscendomi bene, si domanda come mai io scatti foto con un attrezzo antidiluviano e non con lo smartphone che sicuramente ho in tasca. Mi piace l’attenzione a cui obbliga l’analogico, è una sensazione piacevolmente ritrovata quella dello scatto più pensato, si trascorrere più tempo con l’occhio attaccato al mirino e meno a premere il pulsante di scatto. Mia figlia Giulia che ha 2 anni però non riesce a farsi una ragione che non possiamo vedere subito le foto sul dorso di quella che lei riconosce essere una macchina fotografica, e per lei le macchine fotografiche hanno il display su cui guardare le foto.

Mi sono divertito e anche emozionato, non voglio fare l’ennesima diatriba analogico digitale, ha veramente poco senso e poi (professionale escluso) è una battaglia che non ha vincitori nè vinti, sono due filoni per quanto mi riguarda complementari. Qualche giorno fa ho avuto su Facebook uno scambio di messaggi con Efrem Raimondi, che scriveva a proposito dell’uso dell’analogico [..] non è solo una questione meramente pratica è un fatto che riguarda soprattutto il pensiero e il pensare [..]e questa sua frase resta per me un invito alla riflessione, insomma è come la traccia di un compito a casa su cui interrogarsi un po’, vedremo!

 

antorob

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