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Digitale

Può succedere di conoscere una persona, guardarla e pensare di voler scattare a questa persona un ritratto pre-visualizzando nella testa un’idea molto precisa di come renderla in fotografia.

Una mattina che avevo con me la reflex ci sono riuscito, è esattamente quello che avevo in mente, due scatti, nessun altro, jpg con il preset bianconero settato in macchina, nient’altro. Sono molto contento, mi capita raramente, grazie Andrea!

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Guardate le foto, tutte! Non solo quelle del podio del premio fotogiornalistico più ambito al mondo.

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Lo scatto singolo è forte, a volte fortissimo, quello che ha vinto particolarmente, tanto da diventare icona. Ancora una volta vince la fotografia di uno scenario di guerra (la foto in questione è fra l’altro anche abbastanza photoscioppata!).

Personalmente ho trovato molto più interessanti le fotografie della galleria “Daily Life” dove la serie di scatti esprime il reportage per antonomasia con molto più dettaglio di uno scatto singolo. Il “servizio” di più foto fa vedere quello che oramai sulla maggior parte dei giornali (almeno italiani) difficilmente trova spazio: delle fotografie che cercano di raccontare un fatto, una storia, lasciando che a raccontare siano appunto le fotografie.

E le altre foto? Dove sono le altre foto?

Domanda che arriva puntuale dopo aver mostrato a chiunque le fotografie di un week end tarscorso in una capitale europea,  ma anche del compleanno o del matrimonio degli amici più cari.

 IMG_20130210_110642Conosco persone che catapultano centinai di jpg sui solcial network, desisto dalla visione che non sono ancora arrivato a cliccare la 10 di 125, non è possibile! E’ necessario assolutamente un ferreo processo di selezione, con le fotografie digitali è un male sicuramente necessario.

Di solito dopo aver scattato delle fotografia copio i file raw dalla scheda della macchina in una cartella dell’hard disk, la apro con FastStone Image Viewer, inizio a cancellare senza pietà quelle fuori fuoco, quelle mosse, quelle con un esposizione che non mi piace e tutte quelle semplicemente brutte.

Alla fine di questa prima selezione avrò eliminato almeno il 20% dei file. Successivamente ragiono a gruppi di foto, mi concentro sugli scatti simili eliminando quelli meno significativi o che semplicemente non mi convincono.Risultato ancora -20% dei file. Da 100 file scattati siamo adesso a circa 60.

A questo punto creo un disco DVD con gli scatti “grezzi” selezionati che conservo come archivio, costituiscono i miei negativi buoni! Di questi faccio ancora un ulteriore backup su un hard disk esterno causa  sindrome da perdita di dati digitali.

Terminata la prima selezione più bruta apro il raw converter e inizio a selezionare le foto su cui intendo lavorare più seriamente, dai 60 raw salvati nella cartella del paragrafo precedente lavoro sula metà di questi, quindi saranno 30 le fotografie “finali”. La foto sviluppate dai raw restano archiviate sull’hard disk del mio pc e su un hard disk esterno di backup.

Se le fotografie saranno caricate su un social network, il numero di queste 30 sara inesorabilmente ridotto a 10, se saranno inviate per posta elettronica a 5, se saranno stampate per conservarle in un album possiamo anche pensare di considerarne 15.

Nel traslocare libri,cd, oggetti e cose da casa dei miei a casa nostra è arrivato il momento di spostare anche i tre faldoni di negativi 35 mm e (pochi) 120 scattati principlamente dal 1994 al 2004, quasi tutti in bianco e nero, quasi tutti sviluppati da solo. Non sono un nativo digitale il che non è per forza un male, anzi! Accanto ai faldoni anche un certo numero di diapositive a colori scattate negli stessi anni.

Raccoglitore negativi

Il mio primo contatto con una digitale è avvenuto tardi, nel 2005, un pò per diffidenza (veramente ingiustificata con il senno di poi), un pò perchè in quegli anni acquistare una digi-reflex non era alla mia portata e le varie compatte e bridge non mi entusiasmavano troppo. La prima di cui sopra fu una compatta Fuji FinePix autotutto regalatami alla laurea, non mi ha particolarmente entusiasmato, a parte il colpo iniziale dovuto alla nuova ed emozionante possibilità di catapultare nel pc centinaia di foto 5 minuti dopo essere rientrati a casa!

La compattina catapulta di jpg ha avuto l’indiscutibile pregio di innescare in me una serie di (spasmotici) “ragionamenti digitali”. Per contenerne la pericolosità viaggiava perennemente sotto scorta della Yashica FX3 ragalatami da mio padre e con cui ho riempito i faldoni delle prime righe.

Nel 2004 comprai una bridge, Fuji FinePix S5600 (290 € da MediaWorld), superzoom e ghiera di selezione della modalità P-S-A-M-AUTO. Iniziava ad assomigliare ad una macchina fotografica “vera” per la possibilità di controllo in manuale, anche se a causa del discorso dimensione del sensore (minuscolo) per diventare creativi con la profondità di campo era necessario spingersi all’estremo del suddetto zoom, quindi i ritratti come piaccono a me toccava scattarli a 20 metri almeno dal soggetto con alta probabilità di mosso causa obiettivo non proprio luminoso!

A questo punto inizia a pensare che avessi seriamente bisogno di una reflex digitale, ne ebbi la (definitiva) certezza quando provata una EOS 20D ne guardai i file al computer, erano eccezionali: persino quelli scattati a 800 iso, e si poteva ragionare seriamente anche su quelli scattati a 1600 iso. Con la pellicola queste sensibilità erano utilizzabili certo, ma non erano assolutamente ordinarie, vedevo possibilità notevoli, a causa soprattutto del mio storico odio verso la luce flash.

Non trovai (fotografica) pace fino a quando del 2008 riuscii ad acquistare di occasione una Canon EOS 40D solo corpo. Dopo un paio di giorni di meditazione fatta di centinaia di pagine internet fu scelta anche l’ottica, uno zoom 17-50 f2.8.
Qualche settimana dopo l’acquisto partimmo per un week-end, destinazione Londra, ebbi così modo di provarla come piaceva a me, ossia in una vera situazione d’uso.
Rientro a casa con 150 foto scatatte in tre giorni, troppe per i mie gusti e per le mie abitudini, le ho guardate al pc, ne ho sistemato un pò il bilanciamento dell’esposizione, qualcuna convertita in bn, una ventina stampate, le osservo e penso che il nuovo (per me) processo digitale “serio” è un qualcosa di eccezionale, che è superiore al rullo in tutto, punto, non c’è storia.

Analizzando con più calma i file scoprii che avevo usato 5 sensibilità iso differenti, che avevo scattato a colori e in bianco e nero con diversa saturazione e contrasto, e soprattutto che avevo potuto cambiare a piacimento tutti questi parametri ogni volta che lo desideravo, tutto questo partendo da casa con un solo corpo macchina e una scheda di memoria da 4 giga: semplicemente strepitoso!

Le mie reflex a rullino sono quasi definitivamente pensionate, vengono periodicamente tirate fuori per ricordarmi che devo essere un fotografo educato, e devo continuare a pensare prima di scattare e per non cadere nella tentazione di fare 10 scatti per ogni fotografia al grido di “dopo al pc -si vede-si seleziona-si aggiusta”! La fotografia mi piace guardarla e immaginarla nel mirino della macchina, senza rimandare e demandare troppo al monitor del computer.