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Foto ritrovate

Prendo spunto da qui e dal tema di una puntata di Picture of You (poliradio) per ri-vedere delle fotografie molto vecchie, fra quelle che erano nella casa dei miei nonni. Tra le tante quelle che mi affascinando di più sono quelle che ritraggono un funerale, scattate non so da chi e su richiesta di chi altro e perché.

Mia madre, mi dice che ritraggono il funerale di un suo zio che lasciava la vita che era ancora molto giovane. Dei soggetti che appaiono, io non riconosco nessuno a parte mio nonno materno, di cui molto facilmente individuo il volto, riconosco chiaramente alcuni posti del quartiere, la strada e gli edifici vicino a dove i nonni vivevano. Queste foto, legate ad un accaduto così particolare e raramente raccontato in fotografia mi incuriosiscono parecchio. Sono state scattate alla fine del 1956, ma io non conosco quasi niente di quei fatti.


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Le foto degli album di famiglia per lo più evocano: un fatto, un ricordo, delle persone. Queste foto qui sono in bilico per me, non sono precisamente un ricordo, o almeno non un mio di ricordo, ma non sono neppure del tutto un documento, e non sono neanche totalmente orfane, o almeno non nel senso secondo cui Daniele Ferrini parla delle foto ritrovate nel suo blog che citavo all’inizio. La visione delle fotografie di famiglia si accompagna sempre con una storia, la storia di chi ci sta dentro quella foto, e non è mai limitata solo a quel momento, si porta dietro il passato e anche il dopo-foto, nel senso che stimola poi i ricordi e gli eventi che sono accaduti anche molto tempo dopo l’avvenimento dello scatto in se. Nelle famiglie le fotografie diventano così sempre l’occasione per raccontare dei fatti enormemente più lungi del tempo racchiuso in quella fotografia, infatti mia madre guardandole mi ha raccontato una serie di cose relative allo zio defunto, ma resta da chiarire il perché di quelle foto. Mi viene da pensare che la fotografia, che sin dagli inizi è stata da sempre usata per documentare dei fatti, delle ricorrenze, specie in famiglia, per renderli anche ad anni di distanza dall’evento, anche in questo caso fu chiamata a testimonianza, della morte, di quello che assieme alla nascita è il più normale e allo stesso tempo eccezionale degli eventi legati all’esistenza di una persona.

Oggi nonostante si fotografi veramente di tutto, oltre ogni utilità, non ho mai visto nessuno ancora fare foto a un funerale di persone normali, quindi non di celebrità o di morti legate ad un evento tragico, è un evento tra i pochi in cui le persone tengono i fototelefoni ancora in tasca, non ve ne è traccia né su facebook e né su instagram. Ma probabilmente per un certo periodo c’è stata quest’usanza, cercando in rete viene fuori che qualcuno fra le foto di famiglia (più o meno risalenti dagli anni ’30 ai ’60) abbia ritrovato foto di questi eventi, mi piacerebbe saperne di più. Io ci ho pensato una volta a fotografare un funerale di famiglia, quello di mia nonna, ma non ne ho trovato il coraggio, di farmi vedere a fotografare, perché non mi è venuta in mente nessuna giustificazione ragionevole da poter portare a sostegno della cosa.

La morte di una persona, il termine dell’esistenza di un essere umano nella forma che conosciamo, la persona che da quel momento cessa di essere tale e muta istantaneamente in ricordo e memoria. Forse è questo il bandolo della matassa, il non voler avere una fotografia che sia artefice anche di una memoria del dolore, ma allora chi ha chiesto di scattare queste fotografie qui e perché lo ha fatto?